Secondo gli ultimi dati rilasciati, il primo trimestre del 2015 ha fatto segnare i peggiori risultati per lo stato cinese degli ultimi sei anni. Il Governo ha deciso di apportare nuovi tagli al tasso di riserva obbligatoria delle banche di un punto percentuale, operazione che fa seguito a quella attuata lo scorso 4 Febbraio che aveva portato il medesimo tasso al 19,5% per le grandi banche e al 16% per quelle di dimensioni minori. La politica adottata nel corso del 2015 sembra quindi sempre più incentrata nel favorire la crescita di un Paese in cui l'economia risulta drasticamente frenata, perfettamente in linea con le volontà del Premier cinese Li Keqiang e con le politiche espansive della Banca Centrale Europea e della Banca del Giappone.
Secondo le previsioni della Banca Centrale di Pechino, con questa manovra gli istituti di credito dovrebbero essere in grado di stanziare prestiti per un valore pari a circa 194 miliardi di Dollari, portando maggiore liquidità in tutto il paese, favorendo conseguentemente anche il livello dei consumi e il mercato azionario. Secondo alcuni analisti però la manovra potrebbe non essere sufficiente, assicurando maggiore liquidità ma senza che questa abbia la possibilità di arrivare all'interno dell'economia: è infatti possibile che l'aumento dell'offerta non sia seguito da una domanda sufficiente di prestiti, fortemente frenati dalla situazione di sovraccapacità cha attualmente caratterizza il settore industriale. Rispetto al 2014 infatti nel mese di Marzo 2015 il livello delle esportazioni è diminuito del 14,6%, contro il +8% previsto, causando una perdita pari a circa 143 miliardi di Dollari. Nel corso del primo trimestre dell'anno la Cina ha fatto segnare il livello di crescita della produzione industriale più basso dal 2008 e una crescita totale del 7%, minimo livello registrato dall'inizio della grande crisi economica mondiale.
Consigliere indipendente, Presidente Comitato per la Remunerazione e le Nomine di Gtech S.p.a. - Direttore Generale Ospedale Israelitico di Roma
mercoledì 13 maggio 2015
lunedì 20 aprile 2015
Antonio Mastrapasqua e l’attuale situazione economica italiana
Al termine dell’incontro avvenuto tra il Ministro
dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan e il Vicepresidente della Commissione
dell’Unione Europea Valdis Dombrovskis, la Commissione stessa si è dichiarata
pronta a diminuire i vincoli di austerità attualmente presenti, a patto che
siano rispettati gli obiettivi di risanamento economico prospettati in
precedenza, oltre a essersi dichiarata pronta a concedere un margine di deficit
per il 2016.
Tra gli interventi principali rilevati dall’Ue per il nostro
Paese è stata indicata la necessità di una riduzione della spesa, fondamentale
per frenare la crescita del deficit, e il proseguimento delle manovre per gli
aggiustamenti di bilancio. Per quanto riguarda il Documento di Economia e
Finanza – Def, Valdis Dombrovskis ha dichiarato che la Commissione è ancora in
fase di valutazione ma che entro un mese verranno forniti maggiori dettagli,
anche se per il momento sembra che i dati relativi al target di crescita
contenuti al suo interno per il 2015-2016 saranno ampiamente rispettati. Fiducioso
anche il Ministro dell’Economia italiano, il quale ha sostenuto che il Def si
sta muovendo nella direzione indicata dall’Unione Europea, che la crescita è in
continuo aumento e che presto sarà possibile uscire dalla lunga crisi che ha
colpito il nostro Paese.
I dati rilasciati da Istat e Confidustria però sembrano
smentire queste attese: la produzione industriale infatti ha fatto segnare una
crescita dello 0,6% rispetto al mese precedente ma, se paragonata allo stesso
periodo del 2014, è diminuita dello 0,2%; anche per il mese di Marzo è stata
prevista una crescita minima, pari allo 0,1%, che dovrebbe mantenersi costante
per tutto il primo trimestre, toccando un tetto massimo dello 0,2% rispetto
agli ultimi mesi del 2014. Infine, secondo quanto contenuto nel Def, tra il
2015 e il 2019 le entrate tributarie dello Stato raggiungeranno gli 881
miliardi di Euro, con un aumento del 13% dei contributi versati dai cittadini,
con una pressione fiscale che raggiungerà la quota del 44%.
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